Thursday, 16 March 2017

Dubbi

La categorizzazione delle malattie ha un elemento ideologico e vi sono spesso discussioni sui limiti del "normale" e del "patologico". 
I fenomeni che raccogliamo sotto il nome "dislessia" esistono senza nessun dubbio. La "dislessia" è un modo di categorizzarli che produce effetti positivi ed effetti negativi.
Tutela in qualche modo i ragazzi in difficoltà appiccicandogli in fronte l'etichetta "fragile". Ma li marchia anche, e mi sembra che sia una cosa meno buona.
Ha anche un altro difettaccio: assolve la scuola dalla colpa del fallimeno... se sono dislessici che cosa ci possiamo fare noi?
Ho assistito dall'interno alla nascita del concetto di dislessia (ed alla sua diffusione "virale", come si dice oggi) e da vecchio insegnante progressista mi rimane il dubbio che l'etichetta "Disturbi Specifici di Apprendimento" (focus sul ragazzo) sia spesso utilizzata al posto di "Disturbi Specifici di Insegnamento" (focus sull'insegnante).
Mi sembra che qualunque concettualizzazione che sostituisca la "responsabilità" con la "fatalità" sia da prendere con le pinze.

Wednesday, 21 September 2016

Leggo il giornale online ... 
Leggo i commenti dei lettori ... :-(
Dio mio... che commenti dei lettori! :-( :-( :-(
Non posso non sentirmi professionalmente fallito.
Colleghi... dove abbiamo sbagliato?

Sunday, 6 December 2015

Libertà va cercando...


Il Direttore Scolastico Regionale per il Veneto ha mandato ieri una circolare sui crocifissi nelle scuole e sui canti di Natale che è di dominio pubblico e reperibile sulla pagina dell'USR Veneto : http://www.istruzioneveneto.it/wpusr/archives/38394.
Alcuni colleghi l'hanno accolta con soddisfazione. Ne capisco le ragioni ma, insomma, a me non piace.
Premetto che io non ho mai tolto un crocifisso da una classe e ho sempre lasciato cantare (e cantato) canti natalizi. Non mi sono neppure mai posto il problema perché mi sembra ovvio che i riti delle culture popolari, se non limitano la libertà altrui possono ben entrare nella scuola.
Mi pare però che le indicazioni sulla esposizione dei crocifissi delle leggi del 1924 e del 1927 abbiano ben poca rilevanza perché sono leggi fasciste, perché sono state fatto novanta anni fa in un'Italia culturalmente molto differente da quella di oggi, e perché comunque il principio della laicità dello stato è stato affermato dalla Costituzione solo qualche anno dopo contraddicendole. Se queste indicazioni hanno ancora un briciolo di validità, si tratta di una curiosa dimenticanza e di un'aberrazione politica ed è ora di abolirle con procedura di urgenza.
Che poi, come ci ricorda la Dottoressa Beltrame, il principio della laicità dello Stato sia compatibile con l'esposizione dei simboli religiosi cattolici perché in qusto modo "si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini" mi sembra - con il rispetto dovuto - pericolosetto oltreché non condivisibile.
Le istanze concrete della coscienza civile e religiosa dei cittadini possono cambiare con gli anni. Se queste dovessero trasformarsi un giorno in istanze di radicalismo religioso (di qualunque religione) la scuola potrebbe trovarsi a rispecchiare istanze ben poco moderne e ben poco tolleranti della diversità. Magari ci potremmo trovare tra pochi anni ancora con i preti a scuola, o magari con i mufti. Male in tutti i casi.
Se i canti di Natale hanno diritto ad esserci perché sono carini e non danno fastidio a nessuno, a me va bene. Anzi li canto anche io.
Se hanno diritto ad esserci a fianco di altre manifestazioni culturali degli studenti perché siamo in un Paese tollerante, a me va bene. Anzi li canto anche io.
Se hanno diritto ad esserci perché il Cristianesimo avrebbe un primato nelle nostre terre, a me NON va bene. Se nei prossimi cento anni dovesse cambiare l'equilibrio demografico e culturale del Paese (nella storia queste cose succedono...) ci troveremmo presto, applicando lo stesso principio, appesa nelle aule una bella mezzaluna.
Pur con tutto l'interesse per la complessa radice storica dell'Europa di cui sono cittadino, io sono Europeo e non sono cristiano: sono laico e voglio morire libero di essere laico. E possibilmente per cause naturali.
Le radici culturali dell'Europa affonderanno anche nell'Ebraismo, nel Cristianesimo e nel Politeismo classico, ma anche in Socrate ucciso per empietà, nei coraggiosi filosofi naturalisti e negli Stoici. La linfa vitale che ci ha fatto quello che siamo oggi non ci arriva da una religione, ma dallo sforzo filosofico e scientifico degli ultimi Cinqucento anni, fatto spesso contro le istanze della cultura popolare e contro le verità delle chiese. Ci arriva dall'elaborazione del concetto dei Diritti dell'Uomo, ci arriva dal principio della tolleranza e del valore della diversità. Ci arriva dal Rogo di Giordano Bruno, dal coraggio della Venezia di Paolo Sarpi, da Voltaire, da Galileo, da Darwin...
Sono magari i loro busti che dovremo rimettere al posto dei crocifissi per ricordarci i martiri del libero pensiero?
La laicità è il fondamento dell'Europa moderna, non la cristianità. I nostri concittadini europei di lingua francese sembrano averlo capito più di quelli di lingua italiana.
Liberte! Egalite! Fraternite! Vive la France!

Tuesday, 16 June 2015

Un bilancio

Non tutto quello in cui ci si impegna viene bene, lo so, ed i bilanci a volte fanno tristezza. Però questa volta credo d’aver fatto qualcosa di buono. Non da solo, anzi, con tanti altri, però ci siamo riusciti: quest’anno nel mio istituto abbiamo “promosso” 987 bambini e non ne abbiamo “bocciato” nessuno. Anzi non abbiamo nemmeno seriamente discusso di bocciare nessuno.
Mio padre direbbe che la scuola non è più quella di una volta, ma insomma lui è fatto così (uomo splendido e profondo, ma un po’ vecchietto ed un po’ conservatore).
Io invece no. Io ho visto tanti docenti lavorare insiemi, insistere con le famiglie, fidarsi gli uni degli altri, fidarsi dei genitori, fidarsi (un po’) anche di me, e cercare di fare con intelligenza la cosa giusta per ciascuno dei nostri ragazzi: anche per quelli un po’ più deboli.
Ed è la prima volta in una lunga carriera scolastica: nessun bocciato.
In cinquant’anni di scuola media unica lo spirito selettivo della “vecchia scuola media” non è ancora morto, e lo testimonia qualche commento sorpreso (e sollevato) di qualche ragazzo davanti ai cartelloni con i risultati.
Ma non vi è stata sorpresa tra i miei insegnanti. Loro hanno lavorato a questo risultato e lo hanno visto arrivare. Grazie!

Wednesday, 3 June 2015

Sono passati 8 mesi

Rileggo le mie riflessioni sulla buona scuola fatte lo scorso ottobre.

La "Buona Scuola" che ne è uscita non va abbastanza avanti su alcuni punti, non lega la scuola al territorio, non introduce una vera responsabilità del personale e tace su quasi tutto il resto.

E il dibattito patetico sulla presunta "riforma" sembra il solito pantano con cui la scuola si chiude di fronte al mondo. L'unica cosa per cui davvero ci si preoccupa è il "potere dei Presidi" (perché ovviamente quello degli utenti non è davvero incluso nella riforma, altrimenti...).
E le proposte di mediazione a cui i "puri del PD" sembrano interessati sono i controllori dei controllori. Una manciata di regole e di ispettori per dare ai presidi la responsabilità senza davvero i poteri. Un gioco di parole che porterà al nulla o giù di lì. Qualcosa per cui ai cittadini insoddisfatti si continuerà a rispondere: "Guardi, mi dispiace... il comma 7bis dell'art.27a della Sez. II del DM pinco pallino dice così...

Civati e Fassina, lasciate che ve lo dica: andar contro la riforma della scuola NON è una cosa di sinistra. Sostenere che i figli della borghesia fanno, disfano, promuovono, bocciano e sanno tutto loro; e che non vengono giudicati né dagli utenti né dai tecnici, NON è di sinistra, è di destra.


Ricopio e incollo diligentemente i miei pensieri di allora:

Il mio contributo notturno alla Buona Scuola di Renzi & Co.:

Propongo tre nuovi obiettivi

-          Una scuola per l’Europa in cui le proposte mettano a fuoco:
o   La necessità di obiettivi formativi comuni europei, con curricola e contenuti comuni per lo stesso mercato del lavoro e l’appartenenza alla stessa comunità di cittadini
o   Per la costruzione di un senso di appartenenza comune e la sostituzione dei vecchi obsoleti nazionalismi ottocenteschi che hanno prodotto due guerre mondiali, il tramonto dell’Europa e continuano ad ostacolare lo sviluppo dell’Unione Europea. Fatta l’Europa dobbiamo fare gli Europei (e forse disfare un po’ gli Italiani, i Francesi, i Tedeschi, ecc)
o   Per la costruzione di una scuola comune con tempi uniformi, che non penalizzi i ragazzi che escono dalle scuole italiane che sono più vecchi degli altri quando escono dalla scuola secondaria e dall’università (tutti orgogliosi del loro Bachelor Degree che un coetaneo Scozzese conquista normalmente a 21 anni)
o   Una scuola bilingue Italiano/Inglese, con l’aggiunta di altre lingue anche non europee

-          Una scuola per le Comunità in cui le proposte mettano a fuoco:
o   L’autonomia delle scuole senza indulgere alla tentazione di un centralismo semplificatore che sembra costantemente riemergere dagli atti del Ministero
o   Consigli di Gestione territoriale con un peso decisionale più forte agli utenti ed alle comunità composte di genitori, rappresentanti dei Comuni e da alcuni tecnici con la presenza di un garante della legalità (il Dirigente Scolastico?)
o   Con poteri di coniugazione locale della scuola europea, di valutazione propria del servizio da affiancare a quella “regionale” italiana e a quella “nazionale” europea
o   Con potere di scelta sui tempi e sulla organizzazione della scuola, ed in particolare di scelta, assunzione, conferma triennale e/o licenziamento del personale.

-          Una scuola di servizio per il ragazzo e per il sapere:
o   Scuola superiore unica almeno fino ai 16 anni con il superamento della vergognosa segregazione dei quattordicenni in scuole diverse a seconda della classe sociale dei genitori (guardare le statistiche per credere) che determina in molti casi la rete di relazioni, le ambizioni e la vita successiva dei ragazzi. Chiamatelo se volete “liceo unico”.
o   Con obiettivi standard valutabili ai fini delle certificazioni chiaramente definiti a livello europeo.
o   In cui la cosa valutata davvero sia il servizio pubblico: in cui la misura e la valutazione degli obiettivi raggiunti dai ragazzi sia solo un capitolo della valutazione dei servizi offerti dalla scuola
o   Con distinzione delle carriere del docente e del valutatore. Finché i due ruoli non verranno distinti ci raccontiamo delle frottole: la scuola non sarà in grado di valutare se stessa. Pagherà forse un “lip service” al principio della propria responsabilità teorica ma continuerà a guardare i fallimenti, a “bocciarli” e a non sentirsi troppo in colpa.

Sunday, 10 May 2015

La Buona Scuola - Capitolo Millesimo


Io no so se questa scuola sarà buona, o solo migliore. O magari neanche quello. Forse sarà uguale, ma di certo non sarà peggiore.
In ogni caso i sindacati sono organizzazioni che rappresentano gli interessi dei lavoratori e non degli utenti. Interessi legittimi, non ho dubbi, ma interessi di parte e non interessi generali.
Gli interessi generali, nel nostro sistema democratico, si promuovono e difendono attraverso le elezioni ed i partiti. Per cui si sbaglia la CGIL ad attaccare il Ministro Boschi. Il Ministro di un governo che ha una forte maggioranza nel Paese e che cerca di fare riforme difficili quanto necessarie, riflette e valuta. Di arrogante c'e' solo la sorpresa di chi si sente intoccabile. La democrazia non si fa necessariamente in piazza, ed il disprezzo per la democrazia spesso lo manifestano proprio i sindacati.
Una scuola "in mano ai sindacati" sarebbe una scuola di parte che renderebbe la vita piu' facile a coloro che i sindacati rappresentano (noi, gli insegnanti ed i lavoratori) e più difficile a chi utilizza la scuola come cliente (gli studenti ed i cittadini).
Io non so cosa si deve fare di questa scuola. Temo che i miracoli non riusciremo a farli ne' dall'alto ne dal basso. Cercheremo di fare meglio che possiamo.
La mia opinione è che questa "riforma" non sia sbagliata, ma che piuttosto non sia sufficiente: non sia una riforma della scuola ma solo una risistematina ai meccanismi decisionali interni. Forse utile, ma non entusiasmante.
La scuola - penso io - non deve essere in mano ai dirigenti ma governata dai cittadini, con filiere di democrazia corte, a chilometro zero o giù di lì. E poi che il "potere" di prendere una decisione necessaria lo abbia in mano il dirigente delegato dai cittadini alla gestione ordinaria, o direttamente il consiglio di Istituto, poco importa.
Ma "la scuola" come soggetto collettivo, non vuole i cittadini nella stanza dei bottoni. Non li ha mai voluti ed ha perso tutte occasioni di vera democrazia a partire dai Decreti Delegati del 1974, sbeffeggiando la partecipazione dei cittadini agli organi collegiali, trasudando disprezzo di classe, riducendola a mera formalità.
La scuola da sempre e senza esitazioni e' coerente almeno su una cosa: le sue porte devono essere chiuse; la possibilità di giudicare dietro ai cancelli e' cosa nostra: i ragazzini sono solo ragazzini ed e' meglio se studiano, i genitori cosa vuoi che capiscano, e i politici cosa vuoi che ne sappiano. E allora non va bene il preside che dà le pagelline, non va bene l'INVALSI, non va bene il parere degli utenti. Siamo tutti bravi, come dimostra la nostra bella pergamena di laurea.
Però poi quando abbiamo certi colleghi in classe sbianchiamo, siamo molto scontenti e vorremmo che il cattivissimo preside (senza i poteri da sceriffo, naturalmente) infrangesse la legge per toglierceli dai piedi. Peccato che poi non si possa. Peccato che poi voi stessi mi diciate: "pero' in quell'altra scuola lì quel supplente lo saltano!" Ed io cosa vi devo dire? In quanti siete venuti a chiedermelo nei miei 24 anni di dirigenza?
In quanti di voi genitori (tra cui anche colleghi insegnanti con figli in altre scuole) siete venuti a chiedere consiglio su cosa fare quando l'insegnante di vostro figlio è "matto", "cattivo" "menefreghista", "irragionevole", "incompetente", “ingiusto”? A volte vi siete sbagliati nei vostri giudizi (di solito il più moderato sono io), ma a volte no: su questo pianeta esistono sia i menefreghisti che i problemi psicologici, ed in cattedra non fanno bella figura. In alcuni casi davvero non possono starci.
Neanche a me piace l'idea di essere giudicato da un solo Provveditore agli Studi o da un solo Direttore Scolastico Regionale. Mi piace sforzarmi di fare scuola bene e non vorrei dovermi preoccupare di piacere a quello o a quell'altro, esattamente come a ciascuno di noi.

Ma un giudizio collettivo sul mio operato (e sul vostro, cari colleghi) ci deve essere. La scuola e' al servizio delle comunità e alle comunità deve rendere conto. Questa e' la democrazia.

Wednesday, 6 May 2015

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Gentile Presidente,

ieri c'è stato uno sciopero forse più grande di quello che si aspettava.

Non si scoraggi (ma lei non è il tipo da scoraggiarsi). Come lei sa, la ragione spesso non sta da una parte sola; ascolti, rifletta, e poi cerchi di prendere decisioni ragionevoli, che ci garantiscano un po' di efficienza e la possibilità di offrire servizi migliori ai nostri ragazzi. Visti i risultati della scuola italiana nelle ricerche comparate internazionali, direi che ne hanno bisogno. 
Da lei mi aspetto grandi cose...

Sono un Dirigente Scolastico "esperto" (di ruolo come Direttore Didattico a partire dal 1991). In tutti questi anni ho visto la scuola fare molta fatica, cambiare troppo poco e non sempre bene.

Visto che sono stato nella scuola per tanti anni e che mi sono fatto le mie idee, mi permetto di darle tre suggerimenti. Se può ci pensi un attimo.

1. E' ovvio che un sistema in cui gli operatori di un servizio sono anche coloro che fissano gli obiettivi da raggiungere, gli impegni da prendere, le verifiche da fare e le valutazioni da dare, non può funzionare bene. Il Collegio dei Docenti è un organo tecnico, e non può essere l'organismo di governo della scuola. Però non si fidi neanche troppo di noi dirigenti: non siamo meglio degli insegnanti che dirigiamo e siamo altrettanto corporativi. La vera chiave di una buona scuola è il legame con i suoi utenti e con le persone a cui davvero interessa che la scuola funzioni bene. Il potere di assumere decisioni importanti deve essere assegnato all'organo che rappresenta i cittadini: il Consiglio di Istituto.

2. Nella vecchia Riforma Berlinguer c'era un grande sogno pedagogico e sociale che la scuola del tempo aveva bocciato e che, purtroppo, che ci siamo dimenticati: il LICEO PER TUTTI, per superare il nostro sistema che divide a 14 anni i nostri alunni a seconda della loro classe sociale, determinando in gran parte le loro amicizie ed il loro futuro. 

3.  E' ora che la scuola italiana cambi natura e lasci il posto alla scuola europea. Nella vecchia Riforma Berlinguer c'era almeno il tentativo di riformulare le campate della nostra struttura scolastica, e di rendere il nostro sistema formativo meno dissimile da quello della maggior parte degli PAESI europei anticipando ai 18 anni la conclusione della scuola. Non bastava, ma era già qualcosa.

La ringrazio per l'attenzione.

Vittore Pecchini

Sunday, 15 March 2015

"Every kid needs at least one adult who is crazy about him."
Urie Bronfenbrenner

Sentite... e' un gran bel corso che raccomando vivaente a tutti noi che lavoriamo con i ragazzi ed amiamo i ragazzi di cui ci occupiamo: 

Sunday, 9 November 2014


Grazie a quattro mamme meravigliose che ci hanno messo il loro tempo ed il loro entusiasmo, grazie ai bambini che sono venuti e si sono divertiti con noi, grazie a tutti gli altri che sono venuti con noi, sabato pomeriggio abbiamo fatto la Fiesta Latina alla scuola Carpaccio!
Una festa è una festa, non è di per sé niente di molto importante. Però questa per me un po' importante la è stata. Ha dimostrato che fare qualcosa insieme è facile: basta volerlo! Ha dimostrato che la scuola è a disposizione della gente: basta aprirla! Ha dimostrato che facendo le cose si diventa anche amici.
Che sia un inizio?

Tuesday, 21 October 2014

È un anno che a Venezia si parla molto di pulizia delle scuole.

Questo contenuto è stato rimosso in data 12 novembre 2014 su richiesta di parte giuridicamente interessata, sulla base della L.70/2003.a modifica viene attuata al fine di agevolare ricomposizione di ipotetica contrapposizione di parti senza significati di assunzione o riconoscimento di responsabilità.Di seguito si pubblica comunicato di rettifica pervenuto sulla base della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Le suddette richieste si dichiarano ricevute il giorno 11 novembre 2014 alle ore 19.11; si da esecuzione alle stesse il giorno 11 novembre 2014 alle ore 20.58.
- inizio rettifica
COMUNICATO STAMPA
A norma della Legge 416/1981, con la presente si chiede la pubblicazione della seguente rettifica.
Mestre, 11 novembre 2014 – In merito all’articolo da titolo “Pulizia nelle scuole e Manutencoop, rivogliamo le bidelle” a firma Vittore Pecchini pubblicato in data 21 ottobre 2014 su il quotidiano online www.lavocedivenezia.it Manutencoop Facility Management, gestore del servizio di pulizia e sanificazione negli Istituti Scolastici del Veneto aderenti alla Convenzione Consip, precisa che
- ha regolarmente eseguito tutti i servizi previsti nei vari Piano Dettagliati delle Attività concordati, per i diversi Istituti, con i relativi Dirigenti scolastici, compreso il dottor Vittore Pecchini firmatario dell’articolo e dirigente dell’IC Manin. Non è, pertanto, attribuibile a Manutencoop il presunto “evidente peggioramento del servizio” citato nell’articolo;
- sono del tutto insussistenti i disservizi citati in merito alla detersione dei banchi, nessuna contestazione in proposito è stata avanzata dagli Istituti a Manutencoop. Se il riferimento è alle scuole dirette dal dottor Pecchini è opportuno sottolineare che è stato lo stesso Dirigente a decidere di non acquistare il menzionato servizio di disinfezione e pulizia delle scritte sui banchi. Tale servizio è stato acquistato dal Dirigente solo per le scuole dell’infanzia dove viene regolarmente svolto;
- si omette pretestuosamente che, come previsto dal Ministero e come i dirigenti scolastici ben sanno (Circolare 8139 del 20.11.2013), i fondi ministeriali vengono erogati ad integrazione e non in sostituzione dell’attività che deve essere svolta prioritariamente dai collaboratori scolastici statali. Pertanto l’attività di Manutencoop deve, necessariamente, riguardare porzioni limitate degli Istituti mentre, conseguentemente, onere e responsabilità della pulizia delle scuole vengono attribuiti dal Ministero, in via prevalente, ai collaboratori scolastici che i Dirigenti hanno il compito di organizzare integrandone i compiti con quelli affidati ai fornitori esterni.
E’ evidente che, nell’articolo citato, sono state consapevolmente diffuse notizie false, infondate e tendenziose e omesse informazioni dirimenti al solo fine di screditare il servizio svolto e l’immagine di Manutencoop Facility Management che ha già provveduto ad avviare le opportune azioni legali al fine di tutelare la propria onorabilità e professionalità.

- fine rettifica –

Friday, 10 October 2014



Il mio contributo notturno alla Buona Scuola di Renzi & Co.:

Propongo tre nuovi obiettivi

-          Una scuola per l’Europa in cui le proposte mettano a fuoco:
o   La necessità di obiettivi formativi comuni europei, con curricola e contenuti comuni per lo stesso mercato del lavoro e l’appartenenza alla stessa comunità di cittadini
o   Per la costruzione di un senso di appartenenza comune e la sostituzione dei vecchi obsoleti nazionalismi ottocenteschi che hanno prodotto due guerre mondiali, il tramonto dell’Europa e continuano ad ostacolare lo sviluppo dell’Unione Europea. Fatta l’Europa dobbiamo fare gli Europei (e forse disfare un po’ gli Italiani, i Francesi, i Tedeschi, ecc)
o   Per la costruzione di una scuola comune con tempi uniformi, che non penalizzi i ragazzi che escono dalle scuole italiane che sono più vecchi degli altri quando escono dalla scuola secondaria e dall’università (tutti orgogliosi del loro Bachelor Degree che un coetaneo Scozzese conquista normalmente a 21 anni)
o   Una scuola bilingue Italiano/Inglese, con l’aggiunta di altre lingue anche non europee

-          Una scuola per le Comunità in cui le proposte mettano a fuoco:
o   L’autonomia delle scuole senza indulgere alla tentazione di un centralismo semplificatore che sembra costantemente riemergere dagli atti del Ministero
o   Consigli di Gestione territoriale con un peso decisionale più forte agli utenti ed alle comunità composte di genitori, rappresentanti dei Comuni e da alcuni tecnici con la presenza di un garante della legalità (il Dirigente Scolastico?)
o   Con poteri di coniugazione locale della scuola europea, di valutazione propria del servizio da affiancare a quella “regionale” italiana e a quella “nazionale” europea
o   Con potere di scelta sui tempi e sulla organizzazione della scuola, ed in particolare di scelta, assunzione, conferma triennale e/o licenziamento del personale.

-          Una scuola di servizio per il ragazzo e per il sapere:
o   Scuola superiore unica almeno fino ai 16 anni con il superamento della vergognosa segregazione dei quattordicenni in scuole diverse a seconda della classe sociale dei genitori (guardare le statistiche per credere) che determina in molti casi la rete di relazioni, le ambizioni e la vita successiva dei ragazzi. Chiamatelo se volete “liceo unico”.
o   Con obiettivi standard valutabili ai fini delle certificazioni chiaramente definiti a livello europeo.
o   In cui la cosa valutata davvero sia il servizio pubblico: in cui la misura e la valutazione degli obiettivi raggiunti dai ragazzi sia solo un capitolo della valutazione dei servizi offerti dalla scuola
o   Con distinzione delle carriere del docente e del valutatore. Finché i due ruoli non verranno distinti ci raccontiamo delle frottole: la scuola non sarà in grado di valutare se stessa. Pagherà forse un “lip service” al principio della propria responsabilità teorica ma continuerà a guardare i fallimenti, a “bocciarli” e a non sentirsi troppo in colpa.

Tuesday, 8 July 2014

Di chi è la colpa?

Di chi è la colpa? Cos'è la colpa?
La colpa ci ossessiona un po' e ci sembra importante. Allora dobbiamo sempre cercare il colpevole.

La colpa è la Colpa (con la lettera maiuscola). La colpa è di qualcuno ed è una condanna. Nel momento della rabbia siamo pronti a attribuirla a piene mani.
Poi però la rabbia ci passa, e quando siamo calmi ci sembra che tutto questo insistere sulle colpe altrui sia un po' male. Si apre una contraddizione, e per non essere troppo duri cerchiamo di capire e ci accontentiamo di ogni scusa per dire che poi, in fondo in fondo, quella che avevamo frettolosamente attribuito non era mica Colpa davvero.
Il cattivo esempio, il determinismo sociale o genetico, quello che abbiamo passato da bambini, il fatto che "lo fanno tutti", l'ignoranza, la natura umana... tutto è buono per togliere la Colpa. Io sono il primo, naturalmente...

Però poi restiamo senza niente, ed in particolare senza strumenti per capire e modificare la realtà.  Chi non ha delle ottime ragioni per giustificare quello che ha fatto o ha omesso di fare? Se spesso scopriamo che la colpa non c'è più, se scopriamo che i nostri errori sono determinati da qualcosa fuori di noi e quindi non sono "colpa nostra", se giustifichiamo la nostra cattiveria, la nostra pigrizia, la nostra deconcentrazione, la stanchezza, la demotivazione, l'egoismo, l'avidità e la vigliaccheria, tutto si giustifica e tutto va bene. Anche a me.

Dio, con cui si suppone che faremo i conti alla fine del gioco, si accontenta del concetto di Colpa perché Dio valuta "sommativamente" gli esseri umani. Il suo problema (come quello di alcuni professori...) è di "promuovere o bocciare", di dividere i buoni dai cattivi. Vista la posta in gioco, diciamolo pure, se è un po' di manica larga va bene così. Anzi è meglio.

Io sostengo che la Colpa ed i Colpevoli non esistono, così come i Cattivi, i Buoni, i Malvagi, i Santi, ecc., e spero che l'eventuale Sig. Dio sarà così misericordioso da non prendersela con me se la mia opinione è sbagliata. Per questo motivo mi andrebbe anche bene se le bocciature non ci fossero proprio, in questo come nell'altro mondo. In fondo in fondo, forse, la Colpa è di nessuno.

Però a scuola noi siamo "formativi", non "sommativi". Il nostro problema è quello di far funzionare bene le cose, non di premiare e punire alla fine di un percorso, e allora il quotidiano "perdono della Colpa" non necessariamente aiuta.

Anzi, ho il sospetto che più radicalmente cancelliamo il concetto morale di Colpa, più dobbiamo recuperare il concetto laico e funzionale di "responsabilità". La responsabilità non è un concetto morale ma sociale, e viene logicamente prima degli atti, non dopo. L'assunzione di una responsabilità agisce sulle nostre azioni e le determina. Se abbiamo accettato di essere responsabili, il nostro senso del dovere agisce insieme alle nostre passioni, alla ragione, al DNA, alle debolezze, alla società, alle deformazioni che ci hanno dato le nostre esperienze negative e diventa un ingrediente chiave del risultato che realizzeremo. Un ingrediente che non è molto di moda ma che funziona: la volontà di fare bene ci fa fare bene. E allora dobbiamo ricordarcelo (a noi stessi e a vicenda) l'impegno serio in quello che facciamo non è una opzione possibile: è un obbligo.

Questo vale per i ragazzi, perché anche loro non possono pensare, come a volte succede, che "va bene tutto". Vale naturalmente per ogni lavoratore della scuola a partire dal Preside e dalla Segretaria, e vale anche per gli insegnanti che sono responsabili dei risultati che ottengono a scuola di fronte alla società che gli ha affidato il lavoro di insegnare, ed alla società devono rendere conto.

Dobbiamo ancora chiarire quali possano essere gli strumenti per riconoscere la responsabilità. Abbiamo tutti un po' di confusione in testa e la tentazione di remare contro quanto la responsabilità in discussione è la nostra. Ma è abbastanza curioso che nella scuola gli unici che davvero pagano, e spesso duramente, per i propri errori siano solo gli studenti.

 Sembra che in Italia ci sia una scuola in cui hanno bocciato il 73 % degli studenti . Non ho il piacere di conoscere il collega che si è fatto gli scrutini in quella scuola. Anche lui ed i suoi docenti avranno creduto di far bene, ma se il loro mestiere è quello di essere insegnanti e non solo giudici, il fallimento colossale del loro lavoro deve portare il Ministero a tirare le conclusioni. Oppure in Italia si dimettono solo i C.T. della Nazionale?

Friday, 27 June 2014

Gli esami non finiscono mai

Gli esami, che roba! Professori simpatici e professori (francamente) antipatici, professori che incoraggiano i loro ragazzi, e professori che (francamente) scoraggiano anche me che presiedo la commissione; professori che sono lieti di vedere i loro ragazzi che fanno bene, ed altri che si sentono giudici in terra della legge divina ed hanno la tenerezza di Torquemada. Salvo che poi, magari sono peccatori anche loro, non parlano inglese molto meglio dei loro alunni, o ci mettono dentro le loro opinioni un po' bizzarre, o credono di sapere cose che non sanno.
E naturalmente ci sono anche alunni che sembrano davvero grandi (nel corpo e nella testa), ed altri che faticano a crescere. Ci sono anche quelli maleducati ed arroganti, per difesa o per attacco, qui come altrove. C'è un po' di tutto in questo rito di passaggio, e siamo tutti della stessa tribù.
Ci vuole anche l'esame, suppongo. E poi per me visitare una scuola che non è la mia è un ottimo punto di osservazione per vedere cosa noi vecchi insegniamo ai nostri ragazzi: i saperi obbligatori, le opinioni "condivisibili", le identità e le ideologie diffuse (così diffuse da essere quasi invisibili).
Io però vorrei tanta intelligenza, libertà e pensiero critico. Chissà se è una cosa possibile? Chissà se la "Scuola" è davvero così necessaria o ci descolarizzeremo mai un pochino?

Wednesday, 7 May 2014

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Ma davvero è giustificabile questa teoria che gli scioperi devono creare un disagio ai cittadini? A me sembra una sciocchezza...
Ancora di più: ma davvero è giustificabile la teoria che gli scioperi CHE NON ABBIAMO INTENZIONE DI FARE perché evidentemente non li riteniamo giusti (o perché non vogliamo la trattenuta sullo stipendio?) debbano creare un disagio tra i cittadini?
Molti colleghi insegnanti ed impiegati me lo hanno giustificato così... e d'altra parte, come si spiegherebbe altrimenti questo riflesso condizionato barricadiero del "non comunicare" le proprie intenzioni?

Riesco a capire che in conflitti sociali prolungati, in cui la classe lavoratrice è esausta e vuole fare una mezza rivoluzione, la riduzione del costo personale dello sciopero mantenendo alto l'allarme sociale possa essere uno strumento tattico che funziona. Che intorbida il messaggio politico rendendo non chiaro il disappunto delle masse verso qualcosa a cui ci si vuole opporre, ma che consente di "tenere le barricate" più a lungo.

Ma insomma, qui parliamo di scioperetti da due soldi a cui aderisce sì e no il 5 per cento dei lavoratori e che provocano interruzioni di un servizio importantissimo per i ragazzi e le famiglie, problemi a noi stessi (quando ci mettiamo il cappello dei genitori e non quello dei lavoratori), al Comune che deve organizzare i servizi, ed ai colleghi. E poi di scioperetti della borghesia (cioè noi insegnanti...) che fa i suoi giochini, tanto noi ci organizziamo anche se i bambini vengono a casa da scuola prima.

E poi ancora una cosa curiosa. Nella mia esperienza di Emilia rossa (da cui provengo) la scelta di non comunicare le proprie intenzioni a prescindere da chi ha convocato lo sciopero (potrebbe anche essere un gruppuscolo corporativo e populista in contrasto con la visione politica di un Emiliano standard) e dalle sue ragioni (che potrebbero essere sbagliate), è una scelta che fanno in pochi. E non credo che siano i più progressisti e/o quelli con più intelligenza politica. Qui nel Veneto bianco la fanno quasi tutti e con una convinzione ontologica che chi sgarra è un po' un crumiro.

Mi si intrecciano i fili e non capisco più.

Tuesday, 22 April 2014

Oggi in Veneto si torna a scuola dopo le vacanze di Pasqua.
In una delle mie scuole 4 insegnanti (quattro) su 10 si sono ammalati all'ultimo momento e non riprenderanno servizio nei tre giorni che uniscono questa vacanza al fine settimana lungo del 25 aprile.
Non ci sono supplenti in graduatoria di scuola elementare, né da noi né nelle scuole vicine, al punto che ho dovuto nominare qualcuno fuori graduatoria e senza i titoli previsti, e in più suddividere i bambini e sostanzialmente rendere l'attività didattica una bella burletta.
Io capisco le esigenze della gente. Voglio dire, degli insegnanti che magari hanno la famiglia lontana e si scocciano ad andare avanti ed indietro. Però la gente sono anche i bambini e i colleghi. E le esigenze loro?
Adesso, naturalmente, cosa ne so io? Magari guarda un po' sono davvero tutti malati. Io gli ho mandato la visita fiscale, e il medico lo deciderà. Ma la visita fiscale, lo sappiamo tutti, non serve a nulla. Faccio il dirigente scolastico dal 1991 e non ho mai (dico MAI) visto una visita fiscale che mettesse in dubbio la malattia di un mio dipendente. Solo una volta una visita collegiale (ma è un'altra cosa), mi ha dato un po' di ragione, tanti anni fa, dopo che avevo subissato una USL di lettere minacciando denuncia perché coprivano un mio impiegato che faceva il doppio lavoro.
E nell'etica del dipendente pubblico sta perfino male mettere in dubbio che qualcuno possa anche solo pensare di stare a casa senza buone ragioni. Se no poi si offende. Se no poi ci offendiamo tutti, compreso i sindacati.
Però i picchi di malattie in corrispondenza dei possibili ponti tra una vacanza e l'altra sono una realtà. E i disagi che ne conseguono anche.
E' una vergogna per la scuola, per le organizzazioni professionali, ed anche per il sistema sanitario nazionale che è evidentemente incapace di discriminare tra un malato vero ed uno che fa finta.

Sunday, 8 December 2013

Sentite, lo so che sono cose di cui discuteva solo tanti anni fa, lo so che non sta bene parlarne, lo so che Don Milani se lo chiedeva anche lui e che lo si ricorda per tante cose ma quasi mai per questo, lo so che rischio di litigare con i parenti e con gli amici più cari, ma me lo chiedo lo stesso:

Fare l'insegnante in Italia è un lavoro a tempo pieno?

Intendo dire: un lavoro a tempo pieno nel senso che si intende negli altri lavori: che ti tiene impegnato 36 ore alla settimana per 48 settimane lavorative all'anno? Che vuol dire 1728 ore (senza contare naturalmente i trasferimenti in vaporetto che non si contano per nessun altro lavoratore) e 11 mesi all'anno di impegno ed uno di ferie?

Sentite, ad essere onesti, io ho l'impressione di no. Lo so che è un lavoro atipico, che bisogna contare che qualcuno studia, che bisogna contare la correzione dei compiti, che bisogna contare la preparazione delle lezioni, i rapporti con le famiglie, quell'universo non chiarissimo che è la "funzione docente"... però io potrei scommeterci: a parte alcuni che hanno il cuore a scuola, gli insegnanti non hanno un impegno equivalente a quello dei lavoratori che fanno 36 ore in fabbrica. Che poi a loro fanno fare anche gli straordinari.

E poi due osservazioni:
- Ogni volta che parlo di "Funzione Docente" a qualcuno vengono i brividi, come se dicessi una parolaccia o fossi uno schiavista. Ma il concetto di "funzione docente" l'hanno inventato i lavoratori ed i sindacati per evitare di avere obblighi orari uguali per tutti visto che la professione docente cambia a seconda dei contesti (come molte altre) e soprattutto per avere un tempo flessibile ed autogestibile a scuola senza starci 36 ore (ricordo un sacco di discussioni all'epoca nelle assemblee sindacali... ma che anno era?)
- Il teatrino di rinunce e progetti bloccati dello scorso anno (anche quelli che non richiedevano denari) è stato una pena, come se il Fondo di Istituto, nato per premiare chi si impegna più del normale, fosse una condizione per far funzionare il baraccone a basso regime.

Va bene... se vi ho offeso, dite pure


Monday, 23 September 2013

Conosco una scuola dove si è bocciata una ragazza che compie 16 anni a metà ottobre 2013.
E la si è bocciata proprio... era anche andata a scuola un numero di giorni sufficiente per essere scrutinata senza bisogno di deroga. Ma non è stata ammessa all'esame.
Ora, cosa avevano nella testa i professori che hanno pensato che quello fosse un modo adeguato di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"?
Hanno fatto una selezione di classe e si sono sentiti a posto perché certamente la ragazza non aveva imparato tutta la lezione. Così, devono aver pensato, adesso la lezione gliela insegnamo noi!
Peccato che non sia vero e che i modi di dire non dicano davvero la verità. Così la lezione non gliela insegnano più, e mettono in giro per la strada una ragazza con le strade già quasi chiuse a 15 anni e 11 mesi. Poi che sorpresa se avrà dei problemi... se ci darà dei problemi. Magari se ne occuperà sempre lo Stato, ma non gli stessi professori. Loro no. Loro sono a posto.

Sunday, 7 July 2013

Bonk...

Bocciato, bocciato, bocciato... Sei stato Bocciato? Recupera Ora! Grandi Scuole (a pagamento).
La pubblicità enorme accoglie i ragazzi negli spazi commerciali fuori dalle scuole italiane. Che malinconia. D'altra parte può andar bene così: il denaro bisogna pur farlo circolare in qualche modo. Peccato che i clienti potenziali di questi annunci di soldi ne abbiano sempre avuti pochi. Meno ancora oggi con la crisi e tutte queste belle novità.
E così, la scuola che si traveste con la polverosa ed austera parrucca del giudice emette il verdetto e va in vacanza. O presta solo un po' di attenzione al fallimento dei suoi ragazzi. Che poi, è evidente, è il suo proprio fallimento.
Io non so dov'è il problema. Mi sembra che il concetto di bocciatura in se' sia un errore inutile (e infatti molti paesi civili questo concetto non lo hanno proprio). Ma in ogni caso so che se un giudice ci deve essere questo non deve essere l'insegnante.
Conflitto di interesse (ma tanto a chi interessa?) tra chi eroga il servizio e chi lo giudica. Incompatibilità di ruoli tra chi è il tuo giudice severo e chi è il tuo alleato nella crescita. Maschera color giustizia che copre la mancanza di passione pedagogica del sistema scolastico.

Monday, 24 June 2013

Tempo di esami (di coscienza)

E' finito un anno. I ragazzi sono cresciuti; noi "Prof." siamo invecchiati. 
Sarebbe poi bello che fossi cresciuto anch'io! A volte ne ho l'impressione, ma temo che, appunto, solo di un'impressione si tratti. Stessi peccati di sistema (e di sempre!), solo con un po' meno di tempo davanti.
Però attorno a me qualcuno è stato "in gamba". Per fortuna che tra i sentimenti confusi di questo fine giugno c'è spazio anche per l'ammirazione.