Friday, 27 June 2014

Gli esami non finiscono mai

Gli esami, che roba! Professori simpatici e professori (francamente) antipatici, professori che incoraggiano i loro ragazzi, e professori che (francamente) scoraggiano anche me che presiedo la commissione; professori che sono lieti di vedere i loro ragazzi che fanno bene, ed altri che si sentono giudici in terra della legge divina ed hanno la tenerezza di Torquemada. Salvo che poi, magari sono peccatori anche loro, non parlano inglese molto meglio dei loro alunni, o ci mettono dentro le loro opinioni un po' bizzarre, o credono di sapere cose che non sanno.
E naturalmente ci sono anche alunni che sembrano davvero grandi (nel corpo e nella testa), ed altri che faticano a crescere. Ci sono anche quelli maleducati ed arroganti, per difesa o per attacco, qui come altrove. C'è un po' di tutto in questo rito di passaggio, e siamo tutti della stessa tribù.
Ci vuole anche l'esame, suppongo. E poi per me visitare una scuola che non è la mia è un ottimo punto di osservazione per vedere cosa noi vecchi insegniamo ai nostri ragazzi: i saperi obbligatori, le opinioni "condivisibili", le identità e le ideologie diffuse (così diffuse da essere quasi invisibili).
Io però vorrei tanta intelligenza, libertà e pensiero critico. Chissà se è una cosa possibile? Chissà se la "Scuola" è davvero così necessaria o ci descolarizzeremo mai un pochino?

Wednesday, 7 May 2014

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Ma davvero è giustificabile questa teoria che gli scioperi devono creare un disagio ai cittadini? A me sembra una sciocchezza...
Ancora di più: ma davvero è giustificabile la teoria che gli scioperi CHE NON ABBIAMO INTENZIONE DI FARE perché evidentemente non li riteniamo giusti (o perché non vogliamo la trattenuta sullo stipendio?) debbano creare un disagio tra i cittadini?
Molti colleghi insegnanti ed impiegati me lo hanno giustificato così... e d'altra parte, come si spiegherebbe altrimenti questo riflesso condizionato barricadiero del "non comunicare" le proprie intenzioni?

Riesco a capire che in conflitti sociali prolungati, in cui la classe lavoratrice è esausta e vuole fare una mezza rivoluzione, la riduzione del costo personale dello sciopero mantenendo alto l'allarme sociale possa essere uno strumento tattico che funziona. Che intorbida il messaggio politico rendendo non chiaro il disappunto delle masse verso qualcosa a cui ci si vuole opporre, ma che consente di "tenere le barricate" più a lungo.

Ma insomma, qui parliamo di scioperetti da due soldi a cui aderisce sì e no il 5 per cento dei lavoratori e che provocano interruzioni di un servizio importantissimo per i ragazzi e le famiglie, problemi a noi stessi (quando ci mettiamo il cappello dei genitori e non quello dei lavoratori), al Comune che deve organizzare i servizi, ed ai colleghi. E poi di scioperetti della borghesia (cioè noi insegnanti...) che fa i suoi giochini, tanto noi ci organizziamo anche se i bambini vengono a casa da scuola prima.

E poi ancora una cosa curiosa. Nella mia esperienza di Emilia rossa (da cui provengo) la scelta di non comunicare le proprie intenzioni a prescindere da chi ha convocato lo sciopero (potrebbe anche essere un gruppuscolo corporativo e populista in contrasto con la visione politica di un Emiliano standard) e dalle sue ragioni (che potrebbero essere sbagliate), è una scelta che fanno in pochi. E non credo che siano i più progressisti e/o quelli con più intelligenza politica. Qui nel Veneto bianco la fanno quasi tutti e con una convinzione ontologica che chi sgarra è un po' un crumiro.

Mi si intrecciano i fili e non capisco più.

Tuesday, 22 April 2014

Oggi in Veneto si torna a scuola dopo le vacanze di Pasqua.
In una delle mie scuole 4 insegnanti (quattro) su 10 si sono ammalati all'ultimo momento e non riprenderanno servizio nei tre giorni che uniscono questa vacanza al fine settimana lungo del 25 aprile.
Non ci sono supplenti in graduatoria di scuola elementare, né da noi né nelle scuole vicine, al punto che ho dovuto nominare qualcuno fuori graduatoria e senza i titoli previsti, e in più suddividere i bambini e sostanzialmente rendere l'attività didattica una bella burletta.
Io capisco le esigenze della gente. Voglio dire, degli insegnanti che magari hanno la famiglia lontana e si scocciano ad andare avanti ed indietro. Però la gente sono anche i bambini e i colleghi. E le esigenze loro?
Adesso, naturalmente, cosa ne so io? Magari guarda un po' sono davvero tutti malati. Io gli ho mandato la visita fiscale, e il medico lo deciderà. Ma la visita fiscale, lo sappiamo tutti, non serve a nulla. Faccio il dirigente scolastico dal 1991 e non ho mai (dico MAI) visto una visita fiscale che mettesse in dubbio la malattia di un mio dipendente. Solo una volta una visita collegiale (ma è un'altra cosa), mi ha dato un po' di ragione, tanti anni fa, dopo che avevo subissato una USL di lettere minacciando denuncia perché coprivano un mio impiegato che faceva il doppio lavoro.
E nell'etica del dipendente pubblico sta perfino male mettere in dubbio che qualcuno possa anche solo pensare di stare a casa senza buone ragioni. Se no poi si offende. Se no poi ci offendiamo tutti, compreso i sindacati.
Però i picchi di malattie in corrispondenza dei possibili ponti tra una vacanza e l'altra sono una realtà. E i disagi che ne conseguono anche.
E' una vergogna per la scuola, per le organizzazioni professionali, ed anche per il sistema sanitario nazionale che è evidentemente incapace di discriminare tra un malato vero ed uno che fa finta.

Sunday, 8 December 2013

Sentite, lo so che sono cose di cui discuteva solo tanti anni fa, lo so che non sta bene parlarne, lo so che Don Milani se lo chiedeva anche lui e che lo si ricorda per tante cose ma quasi mai per questo, lo so che rischio di litigare con i parenti e con gli amici più cari, ma me lo chiedo lo stesso:

Fare l'insegnante in Italia è un lavoro a tempo pieno?

Intendo dire: un lavoro a tempo pieno nel senso che si intende negli altri lavori: che ti tiene impegnato 36 ore alla settimana per 48 settimane lavorative all'anno? Che vuol dire 1728 ore (senza contare naturalmente i trasferimenti in vaporetto che non si contano per nessun altro lavoratore) e 11 mesi all'anno di impegno ed uno di ferie?

Sentite, ad essere onesti, io ho l'impressione di no. Lo so che è un lavoro atipico, che bisogna contare che qualcuno studia, che bisogna contare la correzione dei compiti, che bisogna contare la preparazione delle lezioni, i rapporti con le famiglie, quell'universo non chiarissimo che è la "funzione docente"... però io potrei scommeterci: a parte alcuni che hanno il cuore a scuola, gli insegnanti non hanno un impegno equivalente a quello dei lavoratori che fanno 36 ore in fabbrica. Che poi a loro fanno fare anche gli straordinari.

E poi due osservazioni:
- Ogni volta che parlo di "Funzione Docente" a qualcuno vengono i brividi, come se dicessi una parolaccia o fossi uno schiavista. Ma il concetto di "funzione docente" l'hanno inventato i lavoratori ed i sindacati per evitare di avere obblighi orari uguali per tutti visto che la professione docente cambia a seconda dei contesti (come molte altre) e soprattutto per avere un tempo flessibile ed autogestibile a scuola senza starci 36 ore (ricordo un sacco di discussioni all'epoca nelle assemblee sindacali... ma che anno era?)
- Il teatrino di rinunce e progetti bloccati dello scorso anno (anche quelli che non richiedevano denari) è stato una pena, come se il Fondo di Istituto, nato per premiare chi si impegna più del normale, fosse una condizione per far funzionare il baraccone a basso regime.

Va bene... se vi ho offeso, dite pure


Monday, 23 September 2013

Conosco una scuola dove si è bocciata una ragazza che compie 16 anni a metà ottobre 2013.
E la si è bocciata proprio... era anche andata a scuola un numero di giorni sufficiente per essere scrutinata senza bisogno di deroga. Ma non è stata ammessa all'esame.
Ora, cosa avevano nella testa i professori che hanno pensato che quello fosse un modo adeguato di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"?
Hanno fatto una selezione di classe e si sono sentiti a posto perché certamente la ragazza non aveva imparato tutta la lezione. Così, devono aver pensato, adesso la lezione gliela insegnamo noi!
Peccato che non sia vero e che i modi di dire non dicano davvero la verità. Così la lezione non gliela insegnano più, e mettono in giro per la strada una ragazza con le strade già quasi chiuse a 15 anni e 11 mesi. Poi che sorpresa se avrà dei problemi... se ci darà dei problemi. Magari se ne occuperà sempre lo Stato, ma non gli stessi professori. Loro no. Loro sono a posto.

Sunday, 7 July 2013

Bonk...

Bocciato, bocciato, bocciato... Sei stato Bocciato? Recupera Ora! Grandi Scuole (a pagamento).
La pubblicità enorme accoglie i ragazzi negli spazi commerciali fuori dalle scuole italiane. Che malinconia. D'altra parte può andar bene così: il denaro bisogna pur farlo circolare in qualche modo. Peccato che i clienti potenziali di questi annunci di soldi ne abbiano sempre avuti pochi. Meno ancora oggi con la crisi e tutte queste belle novità.
E così, la scuola che si traveste con la polverosa ed austera parrucca del giudice emette il verdetto e va in vacanza. O presta solo un po' di attenzione al fallimento dei suoi ragazzi. Che poi, è evidente, è il suo proprio fallimento.
Io non so dov'è il problema. Mi sembra che il concetto di bocciatura in se' sia un errore inutile (e infatti molti paesi civili questo concetto non lo hanno proprio). Ma in ogni caso so che se un giudice ci deve essere questo non deve essere l'insegnante.
Conflitto di interesse (ma tanto a chi interessa?) tra chi eroga il servizio e chi lo giudica. Incompatibilità di ruoli tra chi è il tuo giudice severo e chi è il tuo alleato nella crescita. Maschera color giustizia che copre la mancanza di passione pedagogica del sistema scolastico.

Monday, 24 June 2013

Tempo di esami (di coscienza)

E' finito un anno. I ragazzi sono cresciuti; noi "Prof." siamo invecchiati. 
Sarebbe poi bello che fossi cresciuto anch'io! A volte ne ho l'impressione, ma temo che, appunto, solo di un'impressione si tratti. Stessi peccati di sistema (e di sempre!), solo con un po' meno di tempo davanti.
Però attorno a me qualcuno è stato "in gamba". Per fortuna che tra i sentimenti confusi di questo fine giugno c'è spazio anche per l'ammirazione.